[…] “Esattamente cosa vuole fare il signor Moncada in questo impianto, che quantità di materiale ha in ingresso, che quantità e che tipo di materiale ha in uscita: ecco questo è oggettivamente difficile da capire, perché chi ha scritto quella relazione è oggettivamente – tanto di cappello – una persona che sa fare il proprio mestiere.

Perché ha titoli abbastanza grandi e anche rassicuranti di quantità di materiali in ingresso, si parla di 1.100 tonnellate al mese in ingresso, e all’inizio si parlava di vinacce. È una distilleria, va a vinacce.
Poi hanno messo dentro anche il melasso di barbabietola e il pastazzo di arance.
La domanda riguardo a dove andassero a trovare tutta quella barbabietola in Sicilia ce la potevamo anche fare.
Comunque sono tutte cose tutto sommato compatibili con l’esercizio di una distilleria, sia per le quantità sia per la tipologia di materiale.

IL PROBLEMA DOVE VIENE?
Viene a una lettura più attenta delle carte. Perché, nella relazione tecnica che ho avuto modo di visionare e che è allegata alla domanda di autorizzazione unica ambientale, ci sono anche gli schemi degli impianti, e tra i titoli grandi e rassicuranti di 1.100 tonnellate al mese e di produzione di gas di 250 metri cubi/ora, che sono grandi quantità ma tutto sommato ragionevoli, sopportabili, non lo so, questo avremmo potuto discuterlo in serenità, per capire di cosa stavamo parlando… all’interno del processo dell’impianto ci sono numeri diversi: non si parla di 1.100 tonnellate al mese in ingresso ma di 44.000 tonnellate al mese.

44.000 TONNELLATE
Per avere un ordine di grandezza, se il materiale in ingresso fosse il rifiuto umido (sono cose diverse, ma è per avere un ordine di grandezza), l’intera città di Sciacca – da Piano ARO (Ambito Raccolta Ottimale ndr) – produce in un anno 6.900 tonnellate di rifiuto umido.
Quest’impianto – almeno da quello che c’è scritto in quelle carte – è capace di processarne 44.000 in un solo mese.
6.900 ne produce Sciacca in un anno, questo impianto ne processa 44.000 e rotti in un solo mese.

Ripeto, se il materiale in ingresso fosse rifiuto umido, questo impianto potrebbe processare – basta fare un paio di divisioni – il rifiuto prodotto da una popolazione di 3 milioni 900 mila abitanti.
Ecco, noi oggi stiamo parlando di questo, almeno dalle carte che ci sono, salvo… oggi mi avrebbe fatto molto piacere avere qui il signor Moncada e il suo ufficio tecnico… salvo che non ci dicano che si sono sbagliati e hanno messo qualche zero in più.

IL TIPO DI IMPIANTO:
Che cosa fa questo impianto?
Si è parlato, e io per primo sono stato tratto in inganno, perché sono andato sul sito della Moncada (sito web moncadaenergygroup.com ndr) e ho visto produzione di gas da digestione anaerobica, 500 metri cubi/ora di gas . Sento parlare e parlo con i contradaioli che mi hanno invitato a far parte del loro comitato per dare il mio parere da tecnico, e sento che sono venuti tecnici della SNAM, fatto poi confermato, almeno loro hanno avuto la cortesia di venire a relazionare alla massima autorità del comune di Sciacca, e sembra che loro vogliono creare una tubazione che unisce questo impianto e che porti il gas, questi 500 m cubi/ora, 1 milione di metri cubi/anno – sono dei numeri che tutto sommato ci stanno – da immettere in rete.

Non ci sono neanche fumi da bruciare o altro…
Poi vado a leggere con attenzione le carte di questo impianto, gli schemi, lo ripeto come un mantra, pagina 32 e seguenti della relazione tecnica, vado a dare un’occhiata alla produzione di gas e da una parte scritto piccolo leggo quel numeretto “250 metri cubi ora”, che sono addirittura inferiori ai 500, dall’altro vedo un numero che mi fa saltare veramente dalla sedia.
Perché leggo una produzione di gas di 3.000 m cubi l’ora, che sono 10 volte tanto, anche più di 10 volte tanto 250.
Ma com’è che producono tutto questo gas, perché TUTTO QUESTO È INCOMPATIBILE CON UNA DIGESTIONE DI TIPO ANAEROBICO.

Digestione di tipo anaerobico per chi non lo sapesse è un processo abbastanza semplice, se non fosse per la puzza. Si mette del materiale che può andare in putrefazione dentro delle grosse vasche, i silos che ha la Kronion (distilleria dismessa comprata da Moncada ndr), lì si avvia un processo di fermentazione senza ossigeno, tutto chiuso, e si forma anidride carbonica e metano.
Tutto questo si può bruciare o si può immettere nel gas.
A parte la puzza del materiale in ingresso che chiaramente è materiale che va in fermentazione, e del materiale in uscita, anche quello è materiale putrefatto quindi la puzza c’è ed è tanta, però problemi per la salute a bruciare anidride carbonica o metano, non ce ne sono. Metalli pesanti, polveri sottili o altro non ce ne sono. Soprattutto se poi questo materiale, questo gas, viene preso e immesso in condotta.

Tremila però da dove vengono fuori? Vado a leggere e rileggere queste 74 pagine di relazione e scopro l’arcano.
In realtà in questo grosso impianto, che attenzione, riallacciandomi all’intervento del rappresentante dell’ufficio tecnico comunale, l’impianto per la Moncada rimane una distilleria. Attenzione, lì in quell’impianto loro continueranno a produrre alcol.

Il problema è che per alimentare questo impianto con queste quantità per alimentare la caldaia, l’essicatoio… utilizzano dei rifiuti. Che cosa fanno? Come li producono questi 3000 metri cubi/ora?
Loro prendono del rifiuto, che prima doveva essere le famose barbabietole e il pastazzo di arance, poi con quello che loro dicono essere una modifica non sostanziale e che a mio parere è sostanziale, loro dicono ci andiamo a mettere materiale cellulosico, poi c’è una descrizione lunghissimain cui oggettivamente si capisce bene che ci metteranno tutto e il contrario di tutto, addirittura si legge anche la parola RIFIUTI INDUSTRIALI – che deve entrare in una TORRE, essere decomposta ad alta temperatura, dai 600 agli 800 gradi, per produrre quello che viene chiamato Syngas, cioè gas di sintesi, che è una cosa ben diversa dal processo anaerobico che è un processo biologico che produce solo anidride carbonica e metano. La produzione di gas tramite syngas – il gas di sintesi – è un processo di combustione a tutti gli effetti.

Perché a 800 gradi entra questo materiale organico e in assenza di ossigeno si crea monossido di carbonio, anidride carbonica, metano, polveri sottili e altri prodotti combustibili. Poi questo gas, almeno secondo quanto dice la Moncada, dovrebbe andare ad alimentare la caldaia per la produzione di alcol e l’essicatore per essiccare tutti i fanghi che vengono prodotti.
Se le quantità in gioco fossero piccole io direi: “Signori miei il syngas può essere anche una brutta cosa, ma parliamone”.

Il problema è che le quantità in gioco da bruciare in questo impianto di syngas, se sono veri i numeri che ho letto e che potete andare a verificare tutti, sono mostruosamente alte. Ripeto, fosse rifiuto umido, è il rifiuto prodotto da quasi 4 milioni di abitanti, praticamente tutta la Sicilia.
Ecco, la mia paura è che, conservando la dizione “impianto di distilleria”, tra il prodotto in entrata – questi rifiuti, materiale cellulosico e varie – e il prodotto in uscita, in realtà questa sia di fatto una centrale per il trattamento dei rifiuti.”
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